Come riconoscere un olio extravergine contraffatto

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La contraffazione dell’olio extravergine è una delle truffe più redditizie nel panorama gastronomico mondiale. In particolar modo l’olio di origine italiana viene imitato su scala globale e in certi casi viene fatto in maniera completamente illegale, miscelandolo, raffinandolo e facendolo passare per un prodotto diverso da quello che rappresenta veramente.

Per avere la certezza scientifica che si tratti di un extravergine contraffatto occorre ovviamente ricorrere ai test di laboratorio effettuati dagli organi ispettivi competenti in materia.

Tuttavia il consumatore può procedere autonomamente con un’indagine olfattiva, del colore, dell’aspetto, dell’etichezza e del prezzo. Questi parametri vanno verificati con attenzione potendo dedurre informazioni importanti sulla qualità dell’olio acquistato.

Prima di procedere all’osservazione dell’olio bisogna conoscere bene quali sono i raggiri classici in questo ambito merceologico che purtroppo risente notevolmente degli effetti negativi derivati dalla falsificazione operata da alcune aziende senza scrupoli. Per fortuna l’eccellenza dell’olio extravergine italiano non può essere riprodotta artificialmente senza destare sospetti. Va ricordato che un olio, per essere definito extravergine, dev’essere prodotto con lavorazioni meccaniche e non può avere un’acidità superiore allo 0.8%. L’olio vergine può invece raggiungere il 2% di acidità.

extravergine contraffatto: le sofisticazioni più diffuse

Tra le sofisticazioni maggiormente diffuse c’è la pratica di miscelare più tipologie di olio tra loro ottenendo un prodotto finale che solo all’apparenza è simile all’extravergine ma che non ha le medesime qualità.

In alcuni casi le aziende più scorrette vendono olio di semi addizionato con clorofilla e betacarotene, sostanze comunque non nocive per la salute. L’olio cosiddetto lampante, ovvero quello che serve come combustibile, invece non può essere impiegato per uso alimentare. Talvolta viene deacidificato, decolorato e deodorato per poi miscelarlo con un po’ di olio d’oliva e venderlo sui banchi dei supermercati.

L’altro olio non commestibile è quello di sansa, cioè il residuo di lavorazione delle olive, che per essere commercializzato come olio da cucina viene rettificato aggiungendo prodotti chimici e mischiandolo con l’extravergine. Ecco alcuni suggerimenti utili per riconoscere un olio da tavola contraffatto.

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come riconoscere un extravergine contraffatto

  1. Etichetta poco dettagliata
    Per esseri sicuri di aver acquistato un prodotto di alta fascia qualitativa si possono ottenere numerose informazioni leggendo direttamente l’etichetta. Il marchio DOP per esempio è l’acronimo di denominazione di origine protetta. Se è presente tale dicitura significa che l’olio è di provenienza certa. Vi sono poi altre simbologie locali inserite dai consorzi di produttori e di distributori. In etichetta possono essere riportate altre descrizioni che riguardano il metodo di produzione biologica, l’origine della materia prima, la tecnica di spremitura delle olive, l’impiego di particolari cultivar, la regione dove viene prodotto e imbottigliato. L’altro indice di qualità è la scadenza poiché l’extravergine mantiene inalterate le proprietà per un periodo lungo: circa 18 mesi dal confezionamento.
  2. Prezzo troppo conveniente
    Chi non vorrebbe risparmiare sulla spesa settimanale? Sugli scaffali dei supermercati è perfettamente normale cercare gli articoli più convenienti ma quando si parla di olio bisogna fare la massima attenzione perché un rapporto eccessivamente vantaggioso tra la quantità d’olio della confezione e il costo del prodotto potrebbe aprire più che legittimi interrogativi. Basti pensare che 1 litro d’olio extravergine d’oliva costa mediamente oltre 3€, senza considerare l’etichettatura, l’iva, l’imbottigliamento, il ricarico del commerciante e tutte le altre spese accessorie. Il prezzo indicativo per un buon prodotto è di almeno 8€ al litro.
  3. Colore, profumo e sapore
    Il colore dell’olio extravergine d’oliva è molto intenso. Si va dal giallo oro fino al verde smeraldo, tipico delle regioni dell’Italia centrale come la Toscana e il Lazio con il suo olio di Canino dove le produzioni locali sono estremamente apprezzate in tutto il mondo. L’olio non extravergine presenta una colorazione molto più tenue e più chiara. Ovviamente l’impiego di coloranti chimici potrebbe trarre in inganno e per essere sicuri che non si tratti di un olio contraffatto bisogna incrociare le informazioni con gli altri parametri essendo insufficiente controllarne solo il colore. Per quanto concerne il profumo invece l’aroma che si sprigiona da un buon olio extravergine è inconfondibile e anche i nasi meno allenati riescono a coglierne le peculiarità. L’ultimo indicatore di qualità è il sapore deciso, sapido, intenso.

In alternativa, ecco come riconoscere un olio extravergine di qualità!

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