Extravergine italiano: come identificare l’origine in etichetta

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extravergine italiano ed Etichetta: requisiti fondamentali

L’origine dell’olio è un’informazione importante riportata nell’etichetta.

Le normative attualmente vigenti suddividono in 2 diversi tipologie le diciture: obbligatorie e facoltative. Le prime servono per aiutare l’acquirente a capire cosa sta per comprare. Le indicazioni obbligatorie sono regolamentate dalle normative nazionali, comunitarie e internazionali. Le indicazioni facoltative invece sono utili per i produttori e per distinguere i prodotti sul mercato per quanto riguarda la qualità.

Bisogna sempre diffidare da etichette poco chiare perché possono nascondere vere e proprie truffe. Tra i requisiti minimi che deve avere un’etichetta c’è la leggibilità. Il marchio, il luogo di produzione e il processo realizzativo devono essere presenti e facilmente individuabili. Oltre alla chiarezza e alla leggibilità l’etichetta deve essere indelebile e integra.

la tabella nutrizionale di un extravergine

Sebbene sia di fondamentale rilevanza per tutti gli alimenti e per tutti i prodotti destinati ad uso alimentare, la tabella nutrizionale dell’olio non contiene informazioni che, considerate singolarmente, sono in grado di dare certezze sulla provenienza e sull’eccellenza del prodotto. Infatti l’olio estero ha valori nutrizionali molto simili a quello italiano.

D’altra parte la riflessione è abbastanza ovvia poiché la materia prima è la stessa. Ciò non significa che a parità di valori nutrizionali vi sia un’analoga parità in termini di qualità.

denominazione dell'olio extravergine

La denominazione dell’olio è uno dei fattori discriminanti che indicano con evidenza il livello qualitativo del prodotto. Va distinta però la denominazione di vendita dalla denominazione di origine. La denominazione di vendita è una sorta di descrizione dell’olio, per esempio se è ottenuto mediante lavorazione meccanica ed è di categoria superiore. L’olio può essere olio extravergine se ha un grado di acidità che raggiunge al massimo lo 0.8% e olio d’oliva tra lo 0.8% e il 2% di acidità. Oltre al gusto eccezionale, si tratta di un toccasana naturale: sono risaputi infatti tutti i benefici dell’olio di oliva extravergine.  In alternativa può essere composto da differenti varietà di oli raffinati, da miscele di oli d’oliva o da olio di sansa.

l'origine dell'olio

Tra le scritte obbligatorie in etichetta c’è il Paese di provenienza. In commercio si possono trovare oli realizzati con olive raccolte all’interno dell’unione europea. In questo caso si può anche trattare di una miscela di olive, magari buone come sapore ma che non rappresentano certamente l’eccellenza italiana. Per quanto riguarda gli stati che non sono membri europei, occorre indicare con esattezza la nazione di origine della merce, per esempio la Tunisia.

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olio extravergine italiano

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i marchi e la tracciabilità dell'olio

Con il termine tracciabilità si definiscono tutti i movimenti che ha effettuato la merce prima di essere messa sul mercato. Anche per l’olio queste informazioni sono fondamentali per identificarne l’origine.

Ci sono due denominazioni che valgono per vini, oli e altri prodotti agroalimentari: IGP e DOP. Le sigle definiscono rispettivamente l’indicazione geografica tipica e la denominazione di origine protetta. Nel primo caso una fase della produzione è collegata a un territorio di provenienza. Ovviamente ci sono poi regole restrittive da rispettare per ottenere questo riconoscimento di qualità. Il marchio per antonomasia che meglio di qualunque altro mette in relazione la zona geografica con il prodotto finale è il DOP.

Per esempio l’olio di Canino appartiene alla tradizione gastronomica del Lazio, nella parte di regione confinante con la Toscana. Gli oli monovarietali o monocultivar sono realizzati con una sola tipologia di olive e sono prodotti che esprimono tutta la tipicità. Per ottenere il marchio DOP occorre produrre olive in una zona ben identificata ed effettuare tutto il processo umano e meccanico all’interno della medesima località. Raccolta e successiva trasformazione delle materie prime devono essere fatte nel luogo specifico. Sia il marchio IGP sia il marchio DOP vengono rilasciati dopo un attento controllo da parte di enti indipendenti dall’azienda.

Ci sono infine i consorzi che si occupano della tutela e della valorizzazione di queste produzioni certificate, proprio per renderle facilmente riconoscibili sul mercato dalla clientela e per evitare le contraffazioni (scopri come riconoscere un olio extravergine contraffatto).

Lotto di produzione e altre informazioni

Per identificare con certezza la provenienza dell’olio extravergine italiano è possibile controllare un codice molto importante: il numero di lotto. Sull’etichetta devono essere obbligatoriamente riportate le informazioni sul responsabile di produzione che spesso coincide con il marchio stesso dell’azienda. Oppure si può indicare il nome del venditore o del confezionatore. Anche la sede del produttore può essere sostituita dall’indicazione di quella del confezionatore. Se la sede dove opera l’impianto di produzione coincide con quella del produttore può essere omessa. Il lotto di appartenenza, obbligatorio per tutti i prodotti destinati all’uso alimentare, è il numero che contraddistingue le singole unità di vendita della merce.

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